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Nota editoriale
La diversità dei temi trattati in questi saggi e l'ampiezza dell'arco di
tempo in cui furono scritti, circa un trentennio, non solo non costituiscono un
ostacolo a individuarne il filo conduttore, ma offrono un'articolazione della
concezione di fondo dell'autore tanto più significativa quanto più essa è
ricostruita a posteriori.
Goldner non è un ricercatore di professione, ma un materialista militante che
cerca di comprendere il mondo dal punto di vista del movimento reale che si sta
svolgendo sotto i nostri occhi. Il suo interlocutore privilegiato è la sinistra
internazionalista, oggi in crisi in tutti gli angoli del mondo per aver
lungamente confuso, più o meno coscientemente, i compiti della rivoluzione
borghese con quelli della rivoluzione socialista, fino a quell'intreccio
inestricabile di aspirazioni all'emancipazione sociale con le rivendicazioni
delle burocrazie statali e di strati sempre più diffusi e parassitari del
funzionariato civile. La sua analisi delle ideologie politiche che sorressero
per decenni questo equivoco è spesso impietosa e non risparmia nessuna delle
“eminenze grigie”, come le chiama, del marxismo rivoluzionario, compresi Lenin e
Trotsky. La sua riflessione non si limita alla diagnosi dei miti della società
opulenta americana, dal radicalismo della "nuova sinistra" degli anni '60 fino
al postmoderno d'importazione francese, con relative appendici accademiche e
influenze sul movimento operaio, ma ne indaga le origini teoriche e filosofiche
nella concezione della natura, dell'uomo, della conoscenza. Significativa in
proposito è la critica della concezione meccanicista ereditata dall'atomismo
della fisica newtoniana, che concepisce la natura inerte, morta, che esclude
l'intervento attivo, creativo e immaginativo, poietico, dell'uomo.
Goldner impugna seriamente il lascito di Marx sul “lato attivo”, troppo
trascurato e lasciato all'idealismo, per rivendicare una tradizione filosofica
che dal neoplatonismo, Scoto Eriugena, Cusano, ermetismo, Kabbala, mistici come
Echardt e Böhme, pensiero arabo, Giordano Bruno, Accademia fiorentina, Spinoza,
Leibniz, si riversa come fonte diretta in Hegel e Marx, una tradizione
riassumibile nella concezione dell'infinito come attuale, contrapposta al
“cattivo infinito” o infinitesimo. Si tratta di spunti non nuovi, certamente,
mutuati da pensatori come Kolakovski ed Ernst Bloch, ma applicati rigorosamente
anche nel campo della fisica contemporanea, al concetto di transfinito di Cantor
e dello spazio-tempo di Einstein.
Altrettanto feroce è la critica dell'equivoco del falso socialismo, ripresa
storicamente dal carattere dell'economia mercantilista e dall'idillio tra i
philosophes illuministi con i regimi assolutisti, regimi in cui il capitalismo
era solo ai suoi albori e si lanciava nell'avventura coloniale forgiando
l'economia politica e il mito tutto illuminista della superiorità razziale, fino
a diventare quell'illusione di superamento del capitalismo stesso che ha
caratterizzato il suo sviluppo sul continente europeo, o il mito di un
anticapitalismo e antimperiali-smo in quelle che Goldner chiama le “rivoluzioni
borghesi sostitutive”, con le sue appendici di terzomondismi, maoismi e
statalismi dei paesi arretrati. Goldner non vuole certo confondere la propria
voce con la canea dei postmoderni e dei pensatori deboli che attaccano
l'illuminismo con gli stessi arnesi intellettuali dell'illuminismo da posizioni
nietzsciane e heideggeriane, o con chi ancora fa dell'illuminismo la fonte
diretta del socialismo, come lo stalinismo. La sua critica dell'illuminismo è
più seria, volta a liberare Marx dalle incrostazioni stataliste per svilupparne
quell' "embrione" di nuova concezione del mondo appena abbozzato.
Abbiamo inserito l'acuto e già ricco saggio su Amadeo Bordiga perché, letto, o
riletto, in un contesto di nessi teorici e storici più ampio, ci porta più in
profondità