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Loren Goldner
Capitale fittizio e crisi del capitalismo

cm 14x21, pp. 320, risvolti,
€ 17,00.
“Raramente gli eventi hanno cospirato a generare un contesto, come quello attuale, opportuno e favorevole alla pubblicazione di un libro. La crisi di liquidità mondiale dell’agosto 2007 ha dimostrato, se di ulteriore prova ci fosse stato bisogno, che i “nuovi prodotti finanziari” del decennio passato, la “diffusione del rischio” a livello mondiale per fondi protetti e derivativi, e i modelli di investimento nei calcolatori progettati dagli astrofisici sono altrettanto vulnerabili alle crisi cicliche quanto i precedenti esempi della “new economy” che si sono risolti nei crolli del 1987, 1998, 2000-2002, per non dire dei molti altri precedenti.”
[Dalla Prefazione dell’Autore]
Questo è un libro per alcune generazioni a partire dagli anni ’60 e per tanta
“sinistra” disorientata dalle illusioni, perché segnala un’occasione di
riflessione per il movimento operaio e proletario. Il capitalismo vi è descritto
in tutte le sue sfumature: economiche, storiche, sociali, ideologiche, in ogni
zona del pianeta. Tutte le speranze, le lotte, le illusioni, le effimere
conquiste e le sconfitte, le delusioni di questi ultimi decenni vi si incontrano
nell’unica certezza, maturata da solidi principi materialisti e dalla lezione
dei fatti, che si tratta di un sistema che ormai si auto-cannibalizza. Il libro
dimostra che, riprendendo in mano la lezione del III volume, sia pure
incompleto, del Capitale di Marx, si può e si deve osservare il processo
concreto delle crisi di liquidità capitaliste (come quella attuale dei mutui
immobiliari negli Stati Uniti che ormai coinvolge finanza e industria e che sta
facendo tremare l’Europa e il mondo) come chiave per comprendere l’origine della
sua metamorfosi in capitale fittizio, e i modi per contrastarlo. La “crisi
creditizia” del dopo luglio 2007 di fatto è radicata in un lungo processo nel
ciclo capitalista della produzione e riproduzione degli ultimi decenni. Da
segnali degli ultimi anni 60, che indicavano la conclusione della precedente era
di avanzamento, e in cui gli Stati Uniti passavano dalla condizione di più
grande creditore a quella di più grande debitore del mondo, il mondo capitalista
è andato essenzialmente “girando a vuoto”, con sempre crescente credito
piramidale di incredibili e senza precedenti proporzioni che diventa “il motore”
principale dello “sviluppo”, pagato con una sempre crescente regressione sociale
di ogni genere, che l’Autore chiama riproduzione sociale CONTRATTA, o
non-riproduzione a scala mondiale.
Il libro ha alle spalle un ventennio di studi militanti sul capitalismo
americano nelle sue radici e nei rapporti col mercato mondiale. Esso nasce
dunque in tempi che precedono questa crisi che ora anche i politici e gli
economisti ufficiali, passati dal silenzio scettico all’ostilità e censura, non
riescono più a nascondere. La diagnosi sul destino del mondo, nella prospettiva
dell’inevitabile sgonfiamento dell’immensa bolla di capitale fittizio, sembra
una profezia al cospetto del crack borsistico che ha colpito il mercato
immobiliare americano. A leggere questo libro, si capisce che non è ancora
finita: tutto il settore FIRE (finanza, assicurazioni, immobiliare) è gonfio
dell’aria calda di un capitale fittizio alimentato da decenni di predominio del
dollaro e di indebitamento statale USA interno e sul mercato mondiale, per cui
il debito statale americano è diventato apertamente l’ancora del sistema
finanziario mondiale e tale rimane fino ad oggi, configurando lo spettro di
un’enorme svalorizzazione. In realtà è l'ultima fase nella decadenza del sistema
capitalista come modo di produzione globale, un processo cominciato nel primo
decennio del XX secolo.
Ma ce n’è per tutti: anche per tanta “sinistra” occidentale, da decenni
arroccata sui miti di un movimento operaio classico dell’epoca espansiva del
capitalismo e di un marxismo ecclesiastico resosi incapace di raccogliere le
sfide e le occasioni storiche del presente.