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Dante
Lepore: Natura Lavoro Società.
Alle
origini del pensiero razionale.

cm. 14,7x 20,5; pp. IV+345, Indice analitico e dei nomi. € 19,5
I Greci del VI secolo a.C. si trovarono in una di quelle tipiche condizioni irripetibili della storia, nella quale confluivano sia i risultati delle precedenti e contemporanee civiltà dei popoli contigui, sia un ambiente particolarmente adatto ad un'organizzazione sociale fino ad allora inedita, come la polis. Le loro tecniche, spesso sottovalutate, in quanto non del tutto originali, hanno avuto il pregio di introdurre quel tanto di innovazione da consentire dei salti di qualità. In fondo, il loro alfabeto è un lascito fenicio, la loro arte decorativa proveniva da tutte le zone dell'Orientee del Mediterraneo, l'impiego del ferro era già noto agli Ittiti e persino l'acciaio era stato scoperto dai Chalibi. Anche l'impiego della moneta coniata era sorto presso i re della Lidia. Ma i Greci entrano per primi nell'età del ferro, e vi entrano con un'articolazione economica e sociale germinata dalla disgregazione traumatica e precoce del vecchio ordinamento patriarcale, con il ricordo del passato comunitario tramandato dai miti della propria cultura, ancora orale ma estremamente evoluta e colta. Il loro particolarismo politico, come il carattere indipendente e certe forme di individualismo, di coraggio e di audacia si spiegano meglio con i rapporti economici e sociali venutisi a determinare, con la scarsa diffusione dell'ordinamento in caste, che non con il "genio della razza", essendo, per di più, i Greci, una popolazione a discendenza mista.
Dall’Introduzionedell’Autore
“Questo
è un libro che è poco definire controcorrente”
Diego
Marconi in L’Indice, n. 3, marzo 2001.