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Da un lato l’ambiente degli assicuratori che si lamentano contro quello che chiamano “il genio italico del male”, fatto di furbi intenti a ordire truffe ai danni della Compagnia assicurativa, dall’altro assicurati che si sentono a loro volta ingannati dalle compagnie che offrono tutte le polizze di questo mondo e poi sono pronte a scatenare una guerra di clausole e cavilli per non onorarle. Gli italiani comuni hanno un brutto rapporto con le assicurazioni: non le considerano uno strumento di sicurezza, di civiltà e di progresso, ma piuttosto un balzello che, con un po’ di fortuna, aiutata da vigorosi scongiuri, si potrebbe evitare. La prima cosa che pensano è che le assicurazioni vogliano ... ci si scusi il termine, fotterli. Ma c’è di tutto e di più in questo intreccio di storie che combinano umanità e bestialità, bellezza e goffaggine, inganno e stupidità, sensualità e delicatezza, verità e ironia, comico e tragico. 

Nell’atmosfera surriscaldata dell’estate 2003, epoca del primo black out italiano, a Torino una incredibile serie di truffe è sventata da un trio di persone intente a difendere gli interessi della Compagnia assicuratrice. Tra esse spicca per perspicacia e abilità l’investigatore Marotta, che, tra una scarpinata e l’altra, tra un viaggio nella suggestiva collina torinese e l’altro in riviera, non disdegnando la seduzione di una bella donna,  metodicamente mette in scacco i presunti furbi e riesce a ricostruire pezzo per pezzo le fasi di un delitto. Ma non è tutto. Perfino in questo mondo ricco di personaggi dove la patina di perbenismo non riesce a occultare le trame dei più sordidi interessi, l’unico sentimento che trascende questa miseria è proprio l’amore, nelle sue movenze erotiche fino alla più aerea freschezza e tenerezza, fino alla tristezza più angosciante della condanna a morte.

Un giallo tutto italiano, ambientato a Torino, costruito su fatti realmente accaduti, che si legge tutto di un fiato.

 

IL TESTO

Nella calda estate del 2003, un agente delle assicurazioni, un investigatore e il liquidatore della Compagnia sono alle prese con un esercito di ‘furbetti’: autotrasportatori spericolati, falegnami dall’infortunio facile, belle ragazze che vogliono rifarsi il naso gratis, antiquari e galleristi spregiudicati, imprenditori capaci di arrivare al delitto… Frodare l’assicurazione è il loro sogno, in varianti dalla più ingenua alla più maliziosa alla più criminale: un sogno condiviso da una buona fetta del popolo italico, ma da cui sembrano assenti solo i poveri cristi. In questo campionario umano, popolato da donne tradite sacrileghe, cancellieri del tribunale e manager che a letto combinano danni irreparabili, spiccano per malizia due dark ladies. La vedova e l’amante di Giacomo Fanelli, saltato in aria assieme alla sua barca, vogliono incassare la stessa polizza sul caro estinto. Nell’atmosfera surriscaldata che porta al primo blackout italiano, le storie entrano dalla porta dell’agenzia, si dipanano e viaggiano verso la soluzione: comica, grottesca, drammatica, alla fine tragica. Così come è la vita.

 

 

L’AUTORE

Claudio Cerasuolo

 

Ex capitano d’aviazione, laureato in sociologia, giornalista, redattore di cronaca giudiziaria prima al Gazzettino di Venezia, dove è nato, poi a La Stampa per oltre vent’anni, ha esordito nella narrativa nel 1994 con Partita a tre, un giallo che è insieme storia d’amore, thriller e romanzo psicologico ambientato sulle rive del lago di Costanza. Torinese è lo scenario de Il sosia (1996) dove, affondando il bisturi nel malessere urbano dei nostri giorni, raffigura uno spaccato impietoso della macchina giudiziaria italiana, lenta, imperfetta, ma capace di stritolare tutto ciò che trova sulla sua strada. Nel 2001 pubblica Il corniciaio di Amsterdam, una incursione nel mondo dei falsi d’autore con un clamoroso colpo al Museo Van Gogh, che gli vale i riconoscimenti del pubblico e della critica. Dalla collaborazione alla rivista Pagine del Piemonte, nasce un sodalizio con Priuli & Verlucca, editori, che si consolida nel 2002 con la pubblicazione di Delitti d’autore, ambientato, tra fine ‘800 e inizio ‘900, in una Torino teatro di una serie di efferati delitti, con una galleria di personaggi per i quali l’autore si trasforma in sociologo e storico del crimine, attirando su di sé l’attenzione e la stima del Centro Studi della Polizia di Stato. Nel 2004 è al suo quinto romanzo, Nero su bianco, dove è di scena la casbah di Porta Palazzo, con tutti i risvolti di malessere sociale legato allo spaccio di stupefacenti, ai problemi interetnici, alla prostituzione.

Claudio Cerasuolo ama credere che dietro al delitto più efferato possa celarsi il sentimento più bello, l’amore, e lo dimostra con la cronaca giudiziaria, da cui liberamente attinge le sue storie, che definisce belle, ironizzando con chi, come in quest’ultimo suo lavoro, non sa vedere altro che male, furbizia, inganno.

 

QUALCHE CITAZIONE

 

 Quando facevo il carabiniere correvo dietro a delinquenti da mezza tacca, dal retroterra sociale disastrato, che a volte facevano più pena che rabbia, adesso devo smascherare la gente perbene che, almeno a sentire certi miei colleghi, pare abbia l’istinto del delinquente”

 “Offrite tutte le polizze di questo mondo e poi siete pronti a scatenare una guerra per non onorarle! La gente comune ha un unico rapporto con le assicurazioni, per l’auto, con la bonus malus o altre clausole vessatorie che nascondete nei contratti a caratteri illeggibili, per un mutuo, un finanziamento. Milioni di persone riversano enormi capitali nelle Compagnie che li gestiscono con enormi profitti, non sempre leciti e di cui nemmeno le briciole vanno a finire nelle tasche degli assicurati, o, per meglio dire, degli obbligati a pagare”

 “Marotta si sforza di dimostrare che i furbi nascono a tutte le latitudini, moltissimi anche al di sopra del 45° parallelo. Per lunga esperienza ha appreso che non c’entra un fico il dna criminale: è l’occasione che fa ladre le persone anche più rispettabili quando ci sono tanti soldi in ballo”

“Quelle denunce non sono pezzi di carta da evadere: nascondono storie vere, speranze, sogni perversi”

 “Se c’è un posto dove l’abito fa il monaco è proprio quello degli uffici di assicurazione.”

 “Gli italiani hanno un brutto rapporto con le assicurazioni: non le considerano uno strumento di sicurezza, di civiltà e di progresso, ma piuttosto un balzello che, con un po’ di fortuna, aiutata da vigorosi scongiuri, si potrebbe evitare. La prima cosa che pensano è che le assicurazioni vogliano, … mi scusi il termine, fotterli!”