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Recensioni
Su Collegamenti Wobbly, n. 5, maggio 2004
Loren
Goldner, L’avanguardia della regressione – pensiero dialettico e parodie
postmoderne nell’era del capitale fittizio.
In Appendice: Il comunismo è la
comunità materiale umana: Amadeo Bordiga oggi.
Edizioni PonSinMor, 2004 Torino
Ho conosciuto personalmente Loren
Goldner in occasione del mio unico viaggio negli USA dopo uno scambio epistolare
su diverse questioni.
Di lui mi hanno colpito un’incredibile
vivacità intellettuale ed una sorta di, positiva, ingenuità o, almeno,
un’attitudine che a me è parsa tale.
Per chiarire a cosa mi riferisco basta
un esempio: una sera siamo andati a cena in un ristorante nell’America
profonda. Già da molti anni gli statunitensi avevano intrapreso la metodica
persecuzione dei fumatori che poi ha pienamente contagiato l’Italia ed io
riflettevo sul fatto che nel locale che si era scelto non solo era vietato
fumare ma non si servivano nemmeno alcolici e, fra me e me, indulgevo nel tipico
disprezzo europeo per i nostri cugini d’oltreoceano. Loren, serenamente
inconsapevole di quanto mi pareva rilevante, affermò che il locale non gli
piaceva perché non c’erano neri e latini. Io, lo ammetto senza vergogna, non
sentivo per nulla la mancanza della varietà di tipi umani che lui riteneva
essenziale ad una serata gradevole ma non ritenni opportuno segnalargli questa
mia insensibilità.
Le
questioni delle quali discutevamo erano molte ma la più rilevante mi parve
l’intreccio, per dirla alla statunitense, fra classe e razza che caratterizza
la storia della lotta di classe negli USA.
La conoscenza che Loren ha della storia del
movimento operaio americano dal suo sorgere ad oggi è notevolissima come è
straordinaria la curiosità che lo spinge ad andare ad una riunione di militanti
sindacali che si svolge a centinaia di chilometri di distanza dalla sua
abitazione. Si tratta di un intreccio fra radicalità delle proprie posizioni
politiche e disponibilità e mettersi in gioco e a cercare, sul campo, le tracce
di un conflitto fra le classi che negli Stati Uniti si sviluppa in condizioni di
notevolissima difficoltà.
Un altro aspetto interessante del suo
percorso è la conoscenza approfondita della lotta di classe a livello mondiale,
il confronto con la sinistra radicale europea, la mancanza di quelle chiusure
provinciali che spesso caratterizzano il nostro dibattito.
In realtà, su alcune questioni
rilevanti, né lui ha convinto me né, temo, io ho convinto lui ma, almeno per
quanto mi riguarda, mi ha indotto a riflettere su problemi ai quali avevo
prestato sino ad allora un’attenzione limitata.
Il libro che è stato recentemente
pubblicato e che raccoglie diversi suoi testi credo renda conto di alcuni dei
suoi principali interessi e, in particolare, della critica a quello che lui
definisce come postmoderno riferendosi ad un assieme di derive ideologiche della
sinistra statunitense, e non solo, che, liquidando l’ortodossia marxista, è
pervenuta ad un’esaltazione delle “differenze” - di genere, di razza, di
attitudini – opposte ad una critica classista del capitalismo percepita come
una presunta espressione del “maschio adulto bianco”.
La ricerca di Loren non porta affatto
all’opposizione di un’ortodossia pietrificata al postmoderno ma si propone
di dimostrare che gli “avversari” della tradizione illuminista sulla quale
si fonda la critica classista del capitalismo abbiano dello sviluppo
dell’illuminismo una percezione profondamente distorta simile a quella degli
apologeti della “civiltà occidentale” percepita come un’entità separata
da una dialettica storica che vede un fecondo intreccio fra cultura araba,
europea, ebraica.
“Occidentalisti” e “postmoderni”
sono figli della stessa incomprensione del carattere storico della teoria
rivoluzionaria, delle sue radici nell’umanesimo rinascimentale, del suo
essere, se compiutamente compresa, tutto tranne che un pensiero ed una prassi
“occidentale”.
Attraverso il suo lavoro di scavo,
appaiono il lungo percorso che ha portato alla moderna teoria rivoluzionaria e i
suoi legami profondi con la filosofia classica nelle sue espressioni più
radicali.
È interessante, da questo punto di
vista, la connessione posta da Loren Goldner fra ideologie postmoderne e
iniziativa di parte capitalistica per destrutturare la working class, fra
esaltazione delle “differenze” e accettazione, di fatto, di un modello
sociale che vede crescere precarizzazione e segmentazione dei lavoratori.
Meritevole di attenzione è anche la
capacità di cogliere le radici antiche delle attuali ideologie della fine della
lotta di classe che non sono affatto un discutibile privilegio della nostra
epoca e che si sono a più riprese affermate in forme diverse – basti pensare,
a questo proposito, all’interessante ricostruzione che Loren Goldner fa delle
vicende del nazionalbolscevismo nella Germania degli anni ’20 e dei suoi
moderni epigoni.
È, insomma, un libro decisamente
interessante e che, soprattutto, fa pensare a questioni alle quali si da troppo
poco peso. Si tratta di un merito non da poco che mi induce a considerare
secondari alcuni giudizi, a mio avviso, ingenerosi ed unilaterali che Loren
Goldner dà sia sull’opera e sul pensiero di Bakunin che sulla vicenda del
sindacalismo libertario.
Anche un critico radicale del
capitalismo, in fondo, ha diritto a delle idiosincrasie che nulla tolgono ai
pregi della sua ricerca.
Cosimo Scarinzi