Dante LEPORE,
Natura Lavoro Società
Alle origini del pensiero razionale
Grafica 3, Torino 1999 - pp.345, Lit. 38.000
Ed. aggiornata Edizioni PonSinMor Torino 2003
Il prof. Diego MARCONI, docente di filosofia del linguaggio presso l'Università di Torino e Vercelli, richiesto di un proprio parere tecnico su specifiche questioni relative al problema del linguaggio affrontate dall'Autore nel suo saggio, dopo un anno di tormentata riflessione, invece di entrare nel merito delle questioni sottopostegli, invia una scheda di recensione …alla redazione de L'Indice.
La riportiamo lo stesso, perché ci pare che essa colga la sostanza delle tesi dell'Autore, sia pure filtrate dal pregiudizio accademico verso la filosofia del marxismo militante e da una sostanziale incapacità costitutiva di cogliere l'inconciliabilità tra determinismo monocausale e dialettica.
Infatti il prof. Marconi comincia con il riportare i dati della sua professionale scheda senza rendersi neppure conto di farlo in modo arbitrario, ossia introducendo delle virgole nel titolo, che diventa: Natura, Lavoro, società, anziché Natura Lavoro Società, e omettendo completamente il sottotitolo Alle origini del pensiero razionale.
Non si tratta di un cavillo ortografico, dal momento che l'assenza di punteggiatura era intenzionale nell'autore, volta come è ad esprimere la natura dialettica di queste realtà fenomeniche in reciproca azione come aspetti di un unico processo.
Va altresì precisato che il Marconi, non diversamente da tanti volgarizzatori del materialismo storico e dialettico, distorce totalmente l’accezione assunta dall’autore nel testo. Non ha infatti alcun significato la definizione offerta dal prof. Marconi del “ruolo determinante dell’interazione biologica tra specie umana e ambiente naturale”, semplicemente perché, come ognuno vede, se di interazione tra specie umana e ambiente naturale si trattasse, sarebbe privo di senso definirla “genetica” e ancor più “determinante” e peggio “dialettica”. Affiancato a questa “determinante”, non si comprende, dall’enunciazione del prof. Marconi, il ruolo dello “sviluppo delle forze produttive intrecciate (?!) coi rapporti di produzione”.
Il prof. Marconi conclude con una sua “impressione” circa la tesi dell’autore sulla formazione cerebrale, non riuscendo a decidere, come se fosse questo il problema, se si tratti di evoluzione lamarckiana “o” darwiniana! Si lascia al lettore un po’ meno distratto il compito di dipanare questa matassa. Fatta questa premessa, ecco la
Recensione (pubblicata in L’Indice dei libri del mese,
Anno XVIII, n. 3, marzo 20001, sez. Schede, Filosofia, p. 50).
"Questo è un libro che è poco definire 'controcorrente' : infatti è un libro marxista-leninista, con tanto di citazioni della Dialettica della natura e di Materialismo e empiriocriticismo e violenza verbale di stampo marx-engelsiano. Le due parti in cui è diviso si pongono ciascuna un problema non da poco: la prima, qual è l'origine del pensiero e della coscienza; la seconda, perché scienza e filosofia sono nate in Grecia intorno al VI secolo a. C. In entrambi i casi Lepore cerca una risposta materialista-dialettica, che cioè (per chi non lo ricordasse) chiami in causa il ruolo genetico determinante dell'interazione biofisica tra specie umana e ambiente naturale, da un lato, e lo sviluppo delle forze produttive intrecciate coi rapporti di produzione, dall'altro. La seconda parte, sull'origine greca del pensiero razionale, è più convincente: Lepore svolge interessanti anche se in parte note considerazioni sul rapporto tra conformazione geografica, facilità delle comunicazioni via mare, sviluppo del commercio e dei viaggi, articolazione della divisione del lavoro, formazione di un ceto relativamente libero da impegni produttivi diretti e nascita della riflessione teorica 'pura'. In fondo è d'accordo con Aristotele: la filosofia nasce dall'ozio. Ma si tratta di un ozio alfabetizzato (Lepore insiste sul ruolo determinante della scrittura alfabetica nell'origine della geometria e della logica) e arricchito dalle esperienze intellettuali depositate nelle tecniche, il cui sviluppo è indotto dalle dinamiche sociali innescate dai processi di cui sopra. Il 'genio greco' viene ricondotto a condizioni materiali. Più difficile è svolgere la stessa operazione per le strutture cerebrali che sono alla base dei processi cognitivi umani. Il materialista dialettico ha bisogno di far interagire l'evoluzione biologica con quella socioculturale, ma le nostre conoscenze biologiche attuali - comunque insufficienti a risolvere il problema - non vanno precisamente in quella direzione. Lepore sfrutta abilmente le idee scientifiche che confortano la sua ipotesi, per esempio le osservazioni di Cavalli-Sforza sui rapporti tra sviluppo dell'agricoltura, movimenti di popolazione, dinamiche demografiche e pressione selettiva; ma, in generale, si ha l'impressione che la sua tesi richiederebbe che l'evoluzione fosse più lamarckiana che darwiniana. Per quel che ne sappiamo, non lo è: lo sviluppo socioculturale condiziona solo indirettamente e saltuariamente l'evoluzione biologica”.
Diego Marconi